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Crack Marenco: sequestrati beni per 63 milioni

Quello di Marenco è stato un crack finanziario di oltre 3 miliardi e mezzo di euro, con quasi 900 milioni di distrazioni di fondi, secondo caso in Italia dopo quello della Parmalat

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Articolo pubblicato il 08/07/2016 alle ore 09:58.
Crack Marenco finanza Asti 2016
Marco Marenco il giorno dell'arresto

I Finanzieri del Nucleo Polizia Tributaria di Torino in collaborazione con il Nucleo di Polizia Tributaria di Asti, coordinati dalla Procura della Repubblica di Asti, hanno sequestrato beni riconducibili al bancarottiere astigiano Marco Marenco, arrestato nel luglio del 2015 a seguito di estradizione concessa dalla Svizzera.

Il vincolo cautelare riguarda titoli azionari di due soggetti economici, due ville di lusso situate a Como e a Campione d’Italia, intestate solo fittiziamente a una società schermo con sede in Liechtenstein, numerosi terreni nel comasco, nonché tutte le disponibilità finanziarie presenti sui conti correnti personali e societari, per un valore complessivo di circa 63 milioni di euro.

La ricostruzione degli asset patrimoniali da sottoporre a sequestro è stata realizzata a seguito di numerose perquisizioni locali e domiciliari, acquisizioni documentali presso intermediari finanziari, nonché approfondite analisi sulle banche dati nazionali ed estere, grazie alle quali sono state individuate tutte le società coinvolte nel macro fallimento. Quello di Marenco è stato un crack finanziario di oltre 3 miliardi e mezzo di euro, con quasi 900 milioni di distrazioni di fondi, secondo caso in Italia dopo quello della Parmalat.

Le complesse investigazioni, coordinate dal sostituto Procuratore della Repubblica Luciano Tarditi, che contano allo stato attuale 29 indagati per gravi reati tributari, societari e fallimentari, oltre a consentire l’arresto del Marenco, hanno permesso di ricostruire le articolate operazioni societarie orchestrate dal sodalizio criminale anche mediante l’utilizzo di strutture giuridiche offshore, al fine di celare agli organi di giustizia l’effettivo possesso di beni mobili e immobili sul territorio nazionale.

Gli accertamenti sono stati condotti anche nei confronti di parecchie “teste di legno” e “collaboratori” di Marenco, rimasti in sella ai vertici dei consigli di amministrazione o con importanti cariche societarie e hanno permesso di far emergere numerosi beni riconducibili, in concreto, all’imprenditore, sottratti all’attivo fallimentare.

Tags: Marenco,Crack

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