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Cinaglio: ecco i retroscena del commissariamento

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Articolo pubblicato il 10/01/2018 alle ore 11:54.
Cinaglio: ecco i retroscena del commissariamento 3
Il confronto tra l’ex sindaco, la popolazione e il legale Cosseta

Commissariato il Comune di Cinaglio, decade il sindaco Valeria Dezzani a un anno e mezzo dalla fine del mandato. Le ultime dimissioni da parte degli amministratori comunali sono state depositate ieri mattina, mercoledì. A causare la precoce fine della carriera amministrativa della Dezzani e della lista unica in carica a Cinaglio, una pioggia di ricorsi e l’opposizione della cittadinanza a seguito di un riconteggio retroattivo della TARI per circa ottanta famiglia che si sono viste recapitare cartelle esattoriali con importi che hanno sfiorato i 1500 euro. A creare ulteriore malcontento, incertezza e diffidenza nei confronti dell’intera operazione, i casi di quei cittadini che, recandosi in Municipio per contestare errori nei calcoli di metrature e nuclei familiari, si sono visti ridurre sensibilmente l’importo dovuto fino al caso emblematico di una cartella esattoriale corretta al ribasso da 1400 a 250 euro. Ieri sera, mercoledì, nel salone dell’oratorio si è svolto un acceso confronto tra l’ex sindaco, la popolazione e il legale Cosseta, pronta a presentare il ricorso di molti cittadini alla commissione tributaria per alcuni dei quali è già scaduto il termine dei 60 giorni per il pagamento del tributo. Tutti assenti ex consiglieri e assessori.

L’avvocato

«A Cinaglio - spiega l’avvocato Cosseta - è in vigore per la riscossione della Tari un regolamento del 2013 che prevede due criteri il calcolo sulla base del suolo calpestabile, applicato fino a oggi, e un secondo criterio applicabile a seguito dell’allineamento catastale di individui e superfici. L’Amministrazione ha affidato a una società di riscossione l’accertamento sui tributi Tarsu, Tares e Tari sulla base del secondo criterio chiedendo ai cittadini di versare la differenza retroattivamente di cinque anni. In spregio alla normativa sul pareggio di bilancio». «In particolare, i punti che obbligano i cittadini a fare ricorso alla commissione tributaria e a spendere altri soldi – prosegue l’avvocato - sono due: la mancata comunicazione di allineamento prevista dalla legge, che ha privato il cittadino del diritto di contestare metrature e parametri individuati dal catasto, e il doppio criterio di calcolo per i cinque anni di retroattività».

Il sindaco

L’ex sindaco Dezzani, da parte sua, si è difesa ricordando alla popolazione di aver agito nel rispetto di quanto previsto dalla normativa in caso di ammanchi e di aver attivato uno sportello in Municipio al quale rivolgersi per avere chiarimenti e segnalare situazioni anomale ed errori. «Era evidente – ha spiegato Valeria Dezzani nel suo intervento - che il Comune incassava il 70% di quanto emesso, sapevamo che sarebbe stata un’operazione impopolare ma è stato necessario avviare un accertamento fiscale su tutte le residenze e i nuclei familiari. Nel farlo, abbiamo cercato di essere il più morbidi possibile: non sono state applicate sanzioni per infedele dichiarazione e abbiamo avviato piani di rateizzazione. Abbiamo agito secondo i principi dell’equità e della legge e dal prossimo anno, l’individuazione di 20 mila metri quadrati in più, restituirà una riduzione del 40% sul tributo». Una motivazione con non piace affatto alla popolazione: «Cosa se ne fa il comune di un tributo retroattivo? I bilanci comunali devono chiudere in pareggio per legge e l’amministrazione non può certo chiedere altri soldi a chi ha sempre pagato per appianare gli ammanchi dei furbetti, non è questa la strada».

Marzia Barosso

Tags: Cinaglio

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