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Celestine e Hagie, profughi perché gay

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Articolo pubblicato il 04/11/2017 alle ore 08:50.
Celestine e Hagie, profughi perché gay 3
Celestine e Hagie, profughi perché gay

Immaginate che vi sia imposto di non essere voi stessi e di fingere per tutta la vita non solo con amici e conoscenti ma soprattutto con i vostri famigliari. Di nascondere il vostro orientamento sessuale perché ritenuto reato dallo stato e di rischiare il carcere se non addirittura la morte. E' quanto è stato vissuto da Celestine e Hagie, due richiedenti asilo entrambi di 21 anni e provenienti rispettivamente da Nigeria e Ghambia, tra gli stati africani più pericolosi in cui vivere se si è omosessuali. Celestine è in Italia da tre anni, ospite della comunità di Serravalle. Hagie è arrivato ad Asti, a Villa Quaglina, solo da qualche mese ed entrambi raccontano storie simili, di sofferenza e violenza.

In Nigeria vige la Shari’a

«In Nigeria devi guardarti le spalle non solo dai vicini di casa ma anche dai parenti – racconta Celestine – Non serve fare “outing”, è sufficiente essere visto in compagnia di un ragazzo gay per essere segnalato alle autorità. La polizia ti ferma, si rischia il carcere se non peggio». In molte aree del Paese vige infatti la Shari'a o legge islamica.
Rischiano dal carcere alla pena di morte
Coloro che vengono anche solo sospettati di essere omosessuali sono passibili di pene che vanno dalle 100 frustate al carcere (dai 4 ai 14 anni) fino alla morte per lapidazione. Il clima di intolleranza e omofobia sfocia però spesso anche in atti di violenza gratuita da parte dei cittadini. Lo stesso Celestine è stato una vittima dell'odio indiscriminato: «Un giorno alcuni ragazzi del mio villaggio sono venuti a casa mia. Io non ho mai dichiarato la mia omosessualità. Avevo troppa paura ma è bastato avermi visto con un altro ragazzo sospettato di essere gay. Mi hanno picchiato e malmenato. La mia famiglia, mia madre e i miei fratelli, mi hanno cacciato di casa e diseredato. Temevano ritorsioni da parte della polizia. Così sono fuggito via».

Un racconto simile a quello di Hagie, fuggito dal Ghambia. Qui il codice penale vieta l'omosessualità, maschile e femminile, con pene che vanno dall'ammenda pecuniaria ai 14 anni di prigione. «Io non mi sono mai dichiarato, ho sempre cercato di nascondere il mio orientamento sessuale e di non dare nell'occhio eppure qualcuno mi ha denunciato alla polizia. Ho dovuto lasciare la mia casa e i miei cari» spiega Hagie. Entrambi, appena arrivati in Italia hanno mantenuto un profilo basso, non conoscendo le leggi vigenti.

In attesa dello status di rifugiato politico

Attraverso le associazioni locali di Arcigay, Nuovi Diritti CGIL e Love is Love Celestine Hagie hanno scoperto un mondo di possibilità e diritti. «Per la prima volta nella mia vita qui posso essere me stesso e senza paura» ha confermato Hagie. «A stupire entrambi i ragazzi è la libertà che il nostro Paese offre. Anche se la strada per l'effettiva equiparazione dei diritti tra tutti i cittadini è ancora molto lunga, l'Italia consente alle persone omosessuali di vivere alla luce del sole la propria omosessualità»spiega Vittoria Briccarello di Love is Love. I due ragazzi sono in attesa di ottenere lo status di rifugiato. Le possibilità sono buone perché entrambi rischierebbero la vita in caso di ritorno in patria.

Nel frattempo collaborano con le attività delle associazioni LGBT astigiane ma anche con le iniziative delle comunità che li ospitano. Celestine, per esempio, ha contribuito alla riqualificazione dei locali scolastici di Serravalle mentre Hagie ha dato una mano nell'organizzare la fiaccolata in memoria di Miguel tenuta martedì scorso contro la transofobia.

Lucia Pignari

Tags: la storia,gay,richiedenti asilo

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