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Cane Rosso – Cin Russ

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Articolo pubblicato il 22/04/2017 alle ore 09:01.
Cane Rosso – Cin Russ 2
Cane Rosso – Cin Russ

«Va’ in cucina, esci dal retro e corri alla gendarmeria. Qui tira aria di tempesta!». La situazione è tesa alla vecchia “Osteria dei tre merli”: l’ingresso di un poco rassicurante gruppo di uomini «non lasciava presagire alcunché di buono» e «il tenutario della bettola, Fulvio, lanciava occhiate nervose verso i nuovi arrivati: quegli uomini avevano l’aspetto di un branco di cani da caccia lanciati sulle tracce della preda. Cercando di ostentare indifferenza, scrutava uno ad uno gli avventori presenti nel suo locale per capire chi fosse l’oggetto dell’interesse dei loschi ceffi». Nella Torino sabauda di fine ‘800 infuria una banda di malfattori capeggiata da un misterioso personaggio chiamato Mangiafuoco. Ma altre figure si muovono nell’ombra e per riportare alla calma la situazione e svelare gli intrighi che minacciano la Torino reale viene chiamato il giovane maresciallo dei carabinieri Amilcare Pautasso.

Prende così le mosse “Cane rosso – Cin Russ”, romanzo di Piergiacomo Verlucca Frisaglia (Associazione culturale ‘L Péilacan, 2016), che vede Pautasso, accompagnato dal fedele Bernardo, il medico-veterinario Francesetti, l’amico don Pietro Pesando ed altri suggestivi personaggi, alla sua seconda avventura. Dalle montagne dell’alta valle Orco e dal paesino di Ribordone, nel Canavese, Pautasso viene chiamato a Torino per la delicata missione. E a convocarlo è il Generale Giuseppe Govone, personaggio storico, tra le figure di spicco del Risorgimento italiano e originario di Isola d’Asti, «messo a capo del cosiddetto “Ufficio informazioni”». Lo stesso Pautasso ha origini nell’Astigiano: «La mia famiglia proviene dall’Alessandrino, da Felizzano per la precisione, ma la nonna materna fra i suoi possedimenti aveva alcuni vigneti sulle colline di Vigliano d’Asti e quindi conosco il brachetto e il barbera sin da ragazzino». «Vigliano d’Asti? Per la miseria, ragazzo mio, i miei genitori sono di Isola», risponde il Generale Govone, che partecipò alla “Carica dei 600” nella battaglia di Balaclava (1854) e fu padre dei servizi segreti militari italiani («Questo è l’ufficio “I”»). Il romanzo si legge tutto d’un soffio: il tono è scanzonato, il ritmo è veloce, scandito da situazioni impreviste; si alternano parentesi divertenti e paradossali a momenti di tensione emotiva.

Dalle descrizioni degli ambienti, situazioni e personaggi del piccolo paesino di montagna al quadro del clima e dell’atmosfera della Torino dell’800, tra le sue vie e le sue piazze. «Usciti dagli uffici del quartier generale, in compagnia dei miei due amici, ci dirigiamo verso il primo obiettivo, la pensione del “Gatto turchese” gestita da una vecchia conoscenza, ove intendo stabilire il nostro centro operativo. […] Di buona lena attraversiamo la Contrada Nuova (via Roma) e oltrepassiamo la piazza dedicata al buon re Carlo Felice: da sotto i portici intravedo già l’arco in ghisa alto quarantotto metri che divide i due blocchi della stazione Nuova». «[…] sono passati pochi anni da quando, al posto dei due blocchi di partenza e arrivo dei treni e del mastodontico arco in ghisa che li divide, c’era una piccola stazione in legno chiamata “Imbarcadero per Genova”. Il nostro trespolo s’infila sulla vicina Contrada di Porta Nuova (via Nizza). Alla sinistra si trova la ferrovia del blocco dei treni in partenza mentre, alla destra, casermoni resi scuri dalla fuliggine dei treni contrastano con le eleganti palazzine del centro: è la Torino proletaria di San Salvario». Le vicende si snodano rapide e piene di sorprese, tra la descrizione suggestiva della città, dei suoi abitanti, dei locali caratteristici dell’epoca, fino ai mezzi di trasporto di quel periodo. I colpi di scena non mancano e il maresciallo Pautasso viene coinvolto in una girandola di situazioni imprevedibili e pericolose, fino alla risoluzione della vicenda. Descrizioni delicate anche dei sentimenti che animano il giovane maresciallo, tra vicende personali e incarichi nell’Arma.

E non mancano richiami sulle abitudini, anche culinarie, della tradizione piemontese dell’epoca.

 

Cane Rosso (Cin Russ) – di Piergiacomo Verlucca Frisaglia 

Associazione culturale ‘L Péilacan

Anno 2016, 244 pagine

Libro € 18

Tags: giallografia

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