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Bullismo, la forza di chi vive
una profonda fragilità

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Articolo pubblicato il 22/02/2016 alle ore 10:16.
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Bullismo, la forza di chi viveuna profonda fragilità
Mi hanno sempre insegnato che la mia libertà termina dove comincia quella di un altro individuo; ma difronte alla notizia della ragazza di Pordenone che si è gettata dal balcone di casa perché non sopportava più i maltrattamenti inflitti dai suoi compagni, inizio a dubitarne. Il bullismo non è solo violenza, ma è un violare la libertà dell'altra persona e questo è inaccettabile. La violenza è contro la natura umana, è propria di esseri senza ragione. E come si possono definire uomini che praticano violenza?

Mostri o esseri contro natura. Il bullo è una persona che assume atteggiamenti aggressivi nei confronti di individui più deboli, ma in realtà la sua non si può ritenere forza bensì debolezza, perché se un ragazzo picchia o minaccia un altro individuo lo fa per sentirsi forte o perché non riesce a esprimersi in altro modo. Molto spesso al di là della sicurezza che il bullo dimostra è insita in lui una fragilità che deriva da problemi famigliari o perché subisce violenza e così sperimenta attivamente su altri individui ciò che subisce passivamente.

Il bullo viene temuto dalle sue vittime che hanno paura a denunciarlo e a raccontare le violenze fisiche o psicologiche subite, però nascondendo questi atteggiamenti sicuramente il problema non può risolversi. È spesso sottovalutata anche la violenza verbale provocata da lingue biforcute che mirano a mettere in ridicolo o a ferire i cuori nel profondo. Internet ha aperto nuove possibilità per tutti noi, però l'altra faccia della medaglia è rappresentata dai rischi legati ad un uso improprio di questo strumento: tra questi c'è il cyberbullismo. Per i giovani che stanno crescendo a contatto con le nuove tecnologie, la distinzione tra vita online e vita offline è davvero minima e l'amico internet si rivela essere un nemico perché cela il volto di coloro che aggrediscono le proprie vittime.

In un battito di ciglia le vittime possono vedere la propria reputazione danneggiata in una comunità molto ampia, anche perché i contenuti, una volta pubblicati, possono riapparire a più riprese in luoghi diversi. "Pensa prima di dire e di giudicare", questo ritornello cantato da Fabrizio Moro dovrebbe risuonare come un eco nella nostra testa ogni qualvolta siamo a contatto con altre persone. La famiglia e le istituzioni, con l'aiuto di psicologi, dovrebbero cercare di guardare oltre a questo muro di aggressività e capire quali siano i "mattoni" che ne sono alla base per aiutare sia le vittime sia gli aggressori. Per questa ragione è nato all'ospedale Fatebenefratelli di Milano una équipe specializzata che combatte a fianco dei ragazzi un mostro chiamato bullismo.

Anna Marra

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