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Barbera: da vino da osteria
a splendida “rossa” glamour

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Articolo pubblicato il 27/12/2015 alle ore 07:00.
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Filippo Mobrici nel suo ambiente "naturale": la vigna
Se il Barolo è il Re dei vini piemontesi, la Barbera è la sua Regina. Un'investitura che deriva da una popolarità in ascesa legata ad una qualità del prodotto che negli ultimi anni le ha consentito di imporsi e confermarsi su numerosi mercati internazionali, Stati uniti, Germania e Nord Europa in testa. Il Consorzio Barbera d'Asti e vini del Monferrato d'altronde sta puntando molto sulla crescita del prodotto, in una campagna di promozione volta a scrollare di dosso a questa "rossa" piemontese la vecchia immagine da "vino d'osteria" per conquistare una veste più glamour.

Così, nell'anno della vendemmia record il Consorzio ha deciso di cambiare il proprio logo e di mettere in tavola una serie di attività promozionali a tutto raggio che saranno riproposte anche per il 2016. «Se verso la filiera il nostro sforzo è infatti di aprire le porte del Consorzio a tutte le aziende, verso l'esterno vogliamo rivitalizzare un brand che negli ultimi anni non è riuscito a trasmettere appieno se stesso -– spiega Filippo Mobrici, presidente del Consorzio barbera d'Asti, che di vino se ne intende in quanto responsabile viticolo dei poderi della "Bersano Vini" di Nizza Monferrato - Perché la pianta della crescita sia però robusta è indispensabile trovarle un terreno fertile, che a nostro avviso è rappresentato dalla qualità del prodotto. Queste sono le ragioni che ci hanno spinto a modificare il logo, oggi rappresentato da un'impronta digitale, testimone perpetuo del nostro impegno e identità territoriale».

Un'identità che per il Consorzio si traduce in 210 soci diretti, di cui fanno parte 30 cantine sociale per un totale complessivo di 2.500 associati. La realtà rappresentativa più grande del mondo vitivinicolo piemontese con i suoi 11.500 ettari di superficie vitata sugli oltre 46 mila di tutto il Piemonte. I numeri sono incoraggianti. Nel 2014, solo di Barbera d'Asti sono state prodotte 22 milioni di bottiglie, di queste ne sono state esportate 11 milioni. Tra Barbera d'Asti, Piemonte Barbera e Barbera Monferrato sono state prodotte 50 milioni di bottiglie. «Stiamo andando bene. Il nostro è un prodotto che rappresenta la "piemontesità", quella tradizione che accomuna dal Pinerolese fino all'Acquese - spiega Mobrici –La Barbera è un vino importante, facile da bere e non tannico, un vino fresco ed eclettico che si sposa facilmente con la cucina nazionale e internazionale. Un esempio è il Nord Europa in cui lo si abbina con le portate a base di pesce, in particolare con salmone, tonno e merluzzo».

L'attività del Consorzio quest'anno è stata frenetica, d'altronde esso rappresenta ben 10 Denominazioni di Origine che qui trovano un punto di mediazione. Importante anche l'opera di promozione e di rilancio del prodotto che ha visto il Consorzio impegnato con la campagna "My name is Barbera"in molte guide e riviste del settore, tra cui la statunitense "Wine Spectator" e sul blog omonimo (mynameisbarbera.com). Inoltre, il Consorzio ha preso parte al Vinitaly ed al Prowein e all'Expo, per poi comparire tanto a Bruxelles quanto in casa propria, come indiscusso protagonista della Douja d'or. «È stato veramente un anno impegnativo, durante il quale abbiamo voluto gettare il seme, anzi la barbatella, di Barbera d'Asti in giro per il mondo, consapevoli del ruolo centrale che la promozione riveste. La Barbera d'Asti rappresenta uno dei fiori all'occhiello non solo del Piemonte, ma dell'Italia intera. Per questo siamo fiduciosi di riuscire, con la dovuta pazienza e perseveranza, a stimolare una crescita che sia in grado di supportare il Monferrato e tutti i produttori di Barbera d'Asti, oggi più che mai desiderosi di vedere riconosciuto il frutto del proprio duro lavoro» ha concluso Mobrici.

Lucia Pignari

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