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Albesi a Canelli: vi spieghiamo il successo del nostro territorio

Dal 2006, anno delle Olimpiadi, l’Albese è passato da 400 mila visitatori l’anno ai 600 mila turisti attuali

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Articolo pubblicato il 17/04/2016 alle ore 07:00.
Albesi a Canelli: vi spieghiamo il successo del nostro territorio 2
I relatori con il sindaco Gabusi

Seminario dedicato alla promozione del territorio Unesco e dell’organizzazione di eventi e chi meglio degli albesi per spiegare come organizzare una manifestazione di successo? L’incontro è stato promosso dall’Agenzia formativa Apro ed è avvenuto lunedì mattina nel Salone delle Stelle del Comune di Canelli. Qui, hanno preso la parola Liliana Allena, presidente dell’ente Fiera internazionale del tartufo Bianco d’Alba e Mauro Carbone direttore generale dell’ente Turismo Alba Bra Langhe Roero.

Entrambi hanno raccontato l’esperienza del turismo nelle Langhe e nel Roero, luoghi che attirano migliaia di turisti ogni anno, in particolare nel periodo autunnale in occasione della Fiera internazionale del Tartufo. Perché se c’è una cosa che gli albesi sanno fare bene e, ammettiamolo, molto meglio dei cugini astigiani, è quello di saper vendere il proprio territorio. Eppure la nostra provincia non avrebbe proprio nulla da invidiare.

«Le Langhe hanno un grosso svantaggio rispetto al Monferrato. Quanto a patrimonio storico-culturale e architettonico siamo in difetto» ha ammesso Mauro Carbone dell’ATL di Alba aggiungendo però come negli anni si sia riusciti «a sfruttare al meglio le proprie risorse, investendo in infrastrutture e promozione». I numeri. Dal 2006, anno delle Olimpiadi, l’Albese è passato da 400 mila visitatori l’anno ai 600 mila turisti attuali. Nel periodo della Fiera del Tartufo il numero di notti dormite è passato da 60 mila a 92 mila. Si calcola che la spesa media di un turista straniero ad Alba sia di 182 euro al giorno.

«Indispensabile saper leggere e interpretare i numeri – continua Carbone – negli anni abbiamo aumentato il numero dei visitatori ma non quello delle notti dormite. Dobbiamo accettare che i turisti non possano o non vogliano fermarsi per più giorni nel nostro territorio. Ma quando sono qui dobbiamo dare loro l’input per tornare. Quello che vogliono è fare un’esperienza genuina e noi offriamo il fascino e la poesia della cerca al tartufo. In questo modo capiamo perché da noi gli stranieri, mediamente, spendono di più rispetto ad altre città italiane pur pernottando meno».

Un dato pare chiaro: la promozione funziona perché parliamo di un intero territorio che fa sistema e la Fiera Internazionale del Tartufo di Alba ne è un fulgido esempio. Come spiega Liliana Alleva: «Nulla è lasciato al caso, serve un’attenta pianificazione. Per la nostra Fiera ricorriamo all’utilizzo di agenzie di pubblicità e di due uffici stampa, uno che segue la promozione sui media locali e l’altro per quelli nazionali. Ovviamente servono risorse, indispensabile quindi il connubio tra sforzo pubblico e privato che per noi è importante».

Le aziende del territorio che negli anni hanno creduto in questa manifestazione sono state l’asso vincente che hanno permesso l’evolversi della fiera stessa, evento sempre più slegato dall’immagine della sagra di paese e vicino piuttosto alla concezione di vetrina patinata e internazionale. Se prima attiravamo un turismo over 60 oggi richiamiamo le famiglie con tre, quattro figli al seguito. Bisogna quindi innovarsi e dare risposte appropriate creando all’interno degli eventi spazi a misura di bambino. Pare una banalità, ma questo può determinare la riuscita di un evento».

Lucia Pignari

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