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«Aiuto “mamma” Teresa perché è giusto così»

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Articolo pubblicato il 23/05/2017 alle ore 09:11.
«Aiuto “mamma” Teresa perché è giusto così» 3
Teresa Lazzarato, Mory Camara, Fiore Lazzaro

Mentre a Castello d’Annone crescono le preoccupazioni dei residenti dopo l’apertura del centro di accoglienza per profughi, gestito dalla Croce Rossa nell’ex base militare, una storia di tutt’altro genere arriva dal parco Giovanni Pastrone del Lungo Borbore. Una vicenda che inizia nella Guinea Conakry, territorio dal quale proviene Mory Camara II, 31 anni, richiedente asilo sbarcato in Italia il 21 marzo del 2016. Camara, che oggi vive in corso Ivrea insieme ad altri profughi, è passato davanti al parco del Borbore e, dopo aver visto Teresa Lazzarato, volontaria “del verde”, lavorare con guanti e rastrello, si è fermato e ha deciso di proporsi come aiutante a titolo gratuito. Teresa, insieme a Fiore Lazzaro, un altro volontario, ha accettato con gioia l’aiuto di Camara che oggi trascorre molte ore al giorno a tenere pulito il parco di via Atleti Azzurri Astigiani. Noi l’abbiamo incontrato per conoscere meglio la sua storia. Camara parla in italiano grazie ai corsi di alfabetizzazione che sta seguendo dopo il suo arrivo nel nostro Paese.

Camara, come sei arrivato ad Asti?

Sono partito dalla Guinea Conakry, ho raggiunto l’Algeria e sono finito in Libia. Lì i militari mi hanno messo in prigione, senza un motivo, e sono stato picchiato più volte. Poi sono fuggito e ho preso un barcone con altri centoventi profughi diretti in Italia. Siamo sbarcati in Sicilia, poi ci hanno portato a Catania, quindi a Bari dove sono stato due mesi in un centro di accoglienza. Poi sono finito a Taranto e, il 31 maggio dell’anno scorso, mi hanno portato ad Asti. Oggi vivo in corso Ivrea insieme ad altri dieci profughi.

Con te sono arrivati dei famigliari?

No, sono solo. Mio papà è morto in Guinea durante una guerra civile etnica e laggiù c’è solo mia mamma.

Perché ti sei offerto volontario per aiutare Teresa a tenere pulito il parco? Non eri tenuto a farlo.

Sono in una comunità e sono disoccupato. Un giorno sono uscito per vedere se c’era qualcosa da fare e ho trovato “mamma” Teresa che lavorava nel parco. Qui c’è molto da fare, quindi lo faccio più che volentieri.

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Riccardo Santagati

Tags: parco del borbore,asti,intervista,profughi

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